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L’OGLIASTRA, LA SARDEGNA, IL SUD : SONO I MOTORI SEGRETI DEL PAESE ? – INTERVENTO DEL SEGRETARIO MUGGIANU SUL PERIODICO MENSILE DIOCESANO ” L’OGLIASTRA “

Lo stato di salute dei redditi dei sardi è stato misurato dall’Agenzia delle Entrate e ha offerto un responso che fotografa una Regione povera che sembra avere pochissime prospettive di miglioramento.
I valori presi a riferimento sono quelli delle dichiarazioni dei redditi del 2017.
Alcune aree dell’Isola, come il medio campidano, possono contare su una ricchezza simile o addirittura inferiore a quella misurata in alcune aree dei Paesi dell’est europeo come la Polonia.
Le recenti iniziative intraprese dal Sindacato territoriale, nell’ottica di un patto di fine legislatura con la Giunta Regionale, devono comunque guardare a un orizzonte di criticità più ampio e articolato che occorre affrontare con il Governo nazionale e l’Unione Europea.
Il  ritorno della Sardegna in quello che è stato l’ “obbiettivo uno “, certifica che il reddito dei sardi è tornato al di sotto del 75 per cento del reddito medio europeo.
Il risultato delle recenti elezioni politiche nazionali testimonia un elevato grado di malessere e disagio sociale, concentrato nel Sud del nostro Paese.
La domanda alla quale dobbiamo con urgenza tentare di dare una risposta riguarda i temi chiave da affrontare per ridurre una volta per tutte l’annoso gap tra le aree economicamente forti e quelle deboli dell’ Italia.
Le nostre Regioni del Sud scontano senza dubbio una emergenza educativa. In Sardegna abbiamo 50.000 disoccupati con la licenza elementare e il record nazionale di abbandono scolastico alle superiori.
Questo è un discrimine enorme considerato che viviamo un economia post- industriale, basata sul sapere e sull’innovazione.
La nuova geografia del lavoro sarà disegnata dall’istruzione media di un Paese e quindi dal capitale umano.
L’ondata tecnologica porterà nuove opportunità e nuovi disoccupati. Bisognerà sempre più investire in formazione continua per aumentare l’occupabilità delle persone.
Oggi i bambini del Sud hanno meno asili nido pubblici rispetto ai bambini del Nord ( gli asili si assegnano con la spesa storica) e gli studenti sono costretti a spostarsi nelle Regioni ricche perché i finanziamenti privilegiano le Università più in grado di autofinanziarsi.
Siamo a cinquanta anni dalla morte di Don Milani e mi permetto di mutuare un suo pensiero di allora sempre attuale “ gettare nel mondo di oggi un giovane senza istruzione è come gettare dalla finestra un passerotto senza ali “.
Al Sud serve poi una nuova cultura imprenditoriale e levigare tutti gli scogli strutturali ( difficoltà delle aziende nell’accesso al credito, costo della burocrazia e della tassazione sul lavoro, la lentezza giudiziaria, il costo delle materie prime e le infrastrutture inadeguate ).
Sulle infrastrutture osserviamo che l’alta velocità ferroviaria è solo al Centro – Nord, al Sud i treni vanno a una velocità pari a quella dei  primi del Novecento, non c’è una linea diretta neanche da Napoli a Bari e  Matera ( capitale europea della cultura 2019 non ha le Ferrovie dello Stato ).
Noi abbiamo bisogno della continuità territoriale delle persone e delle merci, potremo cogliere le opportunità di un territorio vocato al turismo, all’agroalimentare e all’artigianato di qualità solo con il completamento delle infrastrutture viarie, portuali e aeroportuali.
Sui servizi sanitari assistiamo a continui pellegrinaggi dal Sud al Nord e  la ripresa dell’emigrazione sullo stesso asse ( in particolare dei giovani ) sta creando un grave problema di spopolamento e  conseguente crollo demografico.
La richiesta politica deve essere quella di prevedere che al Sud sia destinato il 34 per cento della spesa pubblica dello Stato, quanto la percentuale della sua popolazione ( oggi siamo al 28 per cento, 85 miliardi in meno all’anno ).
Il precedente Governo aveva iniziato questa riflessione che adesso andrà ripresa con urgenza.
L’ Ogliastra, la Sardegna, il Sud, hanno tante bellezze e tante eccellenze.
E’ tempo di accendere i motori, di sognare un nuovo modello di sviluppo per il futuro, di avere meno paure e più proposte.
Dobbiamo crederci e pretendere di essere ascoltati.
Il Sud non ha bisogno di nuovo assistenzialismo, ha bisogno di occasioni di sviluppo e di lavoro.
Il lavoro è dignità, non è soltanto un modo per ottenere un reddito.
Chiudo con un pensiero espresso da Leonardo Becchetti nel corso dell’ultima settimana sociale dei cattolici italiani.
“ La sfida del lavoro di domani con le macchine intelligenti e il lavoro a basso costo non sarà affatto semplice. Per vincerla ci vorrà tutta la passione e la creatività. Bisognerà alimentare fatica e vocazione al lavoro. Ci vorranno politiche nuove, inclusive e generative a livello nazionale, europeo e locale “.

Michele Muggianu
( Segretario Generale della Cisl )